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lunedì – mercoledì - venerdì dalle ore 8,00 alle ore 14:00 venerdì: 9.00 – 13.00

STORIA

La Val di Chiana Pontificia o Romana, così denominata in riferimento alle acque che la solcano e che defluiscono verso il Tevere e Roma, costituisce il tratto meridionale - da Chiusi ad Orvieto - dell’antica valle solcata dal Clanis Aretinum descrittoci da Plinio il Vecchio.
A cavallo tra le Province di Siena, Perugia e Terni, con un territorio di morbidi rilievi e fertili terreni, presenta uno sviluppo urbano particolarmente accentuato nelle aree collinari dove sorgono i centri di Chiusi, Città della Pieve, Monteleone, Ficulle e Fabro. L’area in oggetto è frutto di interventi pianificati che ne hanno profondamente modificato l’assetto paesaggistico e produttivo, di una complessa stratificazione storica che le ha conferito grande valore culturale ed identitario.
Per la complessità delle vicende geologiche ed antropiche che l’hanno interessata, la Val di Chiana si configura come un territorio artificiale, un prodotto costruito dall’uomo durante oltre due millenni di storia. La zona, che vanta una frequentazione umana ininterrotta dal paleolitico ai giorni nostri, ha subito molteplici interventi che l’hanno modificata da valle fluviale a palude e riportata, ai giorni nostri, allo stato di valle densamente popolata ed infrastrutturata.
Dall’esemplare organizzazione dell’età etrusco-romana, quando si presentava come un territorio ospitale e popoloso, il quadro ambientale e sociale della valle muta radicalmente durante l’epoca medievale in cui il fiume Clanis si dilata in una vasta palude e le aree fondovallive si spopolano a favore delle più salubri pendici collinari.
Divisa tra lo Stato Pontificio e il Granducato di Toscana, la valle diviene oggetto di concordati tra i due Stati, nelSeicento e, soprattutto, nelSettecento, periodo in cui studi ed interventi di bonifica lasciano intravedere la soluzione dell’annosa bonifica della Val di Chiana, con la costruzione del Callone Pontificio del Campo alla Volta e la firma dello storico Concordato del 1780, cui fa seguito, nel 1820, un nuovo trattato tra le due Amministrazioni.
La gestione del territorio, già curata dallo Stato Pontificio per opera della Congregazione delle Acque, dal XVIII secolo viene affidata alla Pontificia Prefettura delle Acque di Città della Pieve, ente da cui deriva il consorzio attuale.
La valle, oggetto di una delle bonifiche più complesse del territorio italiano, è ancora costellata da numerose testimonianze, degne di essere tutelate e valorizzate.

Vicende geologiche
La genesi della Val di Chiana si colloca nella fase miocenica dell’era terziaria, periodo in cui l’attuale Toscana si presentava come un mare con profondità inferiori ai 200 m e da cui emergevano, come isole di un arcipelago, le cime montuose ed i rilievi collinari.
Sul finire del Pliocene, periodo particolarmente attivo nella litogenesi del luogo, le stratificazioni sabbiose emersero dando vita ad un golfo che finirà con l’assumere la fisionomia di un’ampia conca lacustre, estesa ad Est a comprendere l’attuale bacino trasimenico.
Alla fase marina pliocenica fecero seguito accentuati fenomeni di sedimentazione fluvio-lacustre che separarono il Trasimeno dalla valle, solcata da un fiume dal deflusso incerto tra Arno e Tevere: il Clanis.
L’antico affluente del Tevere è stato oggetto di un rarissimo fenomeno di inversione del corso delle acque denominato “inversione della Chiana”. In tempi storici, l’arretramento progressivo della linea di displuvio verso Sud ha provocato l’impaludamento del settore mediano della valle e la biforcazione dell’antico fiume in due rami, tributari del Tevere e dell’Arno.

Età etrusco-romana
In seno alla civiltà etrusca la valle assunse la funzione prioritaria di ponte terrestre e fluviale tra l’Etruria settentrionale e l’Etruria marittima e meridionale. Il Clanis, privilegiata via di transito per i commerci e per l’irradiazione di scambi culturali, agevolò lo sviluppo della città di Clevsin (l’odierna Chiusi), favorita dalla presenza di facili approdi fluviali. La Val di Chiana, fertile area agricola particolarmente rinomata per la produzione di vino e cereali, nota come “Granaio d’Etruria”, fu assorbita nell’area d’influenza politica di Roma che mantenne in opera i manufatti idraulici etruschi. Per comprendere la realtà territoriale dell’epoca occorre immaginare una valle percorsa da un fiume ben più copioso dell’odierno Chiani, ingrossato dalle acque che oggi si riversano in Arno attraverso il Canale Maestro della Chiana e che era servito da porti commerciali nei punti strategici del suo corso.

Epoca medievale
Con le invasioni barbariche, al capillare controllo del territorio, tipico dell’età romana, si sostituì un generale clima di incertezza che spinse la popolazione al riparo dai miasmi malarici e dalle incursioni.
Il fiume, lasciato libero di assecondare la propria natura, si allargò a formare estesi impaludamenti che dettero alla valle l’aspetto di un vasto lago stagnante da cui spuntavano le emergenze collinari, fisionomia questa che, con alterne fasi di espansione e contrazione, manterrà fino ai secc. XVI e XVII, quando furono operati i primi, disorganici, tentativi di disseccamento. Da Arezzo sin quasi ad Orvieto, un’ininterrotta estensione palustre sommergeva la valle ove si attestavano dei bacini di acqua dolce denominati “Chiari” per distinguerli dalle melme circostanti: il Chiaro di Cortona, il Chiaro di Montepulciano, il Chiaro di Chiusi e il Chiaro di Città della Pieve.


* Foto rilasciata su concessione del Ministero dei Beni e Attività Culturali, A.S.R. 10/2007.
E' vietato riprodurre o duplicare con qualsiasi mezzo le immagini riprodotte.

La valle, oltre che sul piano idraulico, era divisa territorialmente tra lo Stato Pontificio e il Granducato di Toscana, due amministrazioni che raramente riuscirono a concordare linee di intervento comuni e finirono con l’assecondare i capricci di  un’idrografia incerta.

Il Seicento
Il Seicento, per la frequenza dei trattati e i progressi nelle tecniche bonificatorie, fu determinante negli sviluppi successivi ma fu anche il secolo in cui la politica individualista dei due Stati fece sentire i suoi effetti sulla valle e sulla popolazione.
Con la convenzione del 1607 fu definita la messa a colmata del Chiaro di Città della Pieve mediante le alluvioni del Tresa, deviato dal Trasimeno. Le campagne circostanti si allagarono e il Chiaro, anziché colmarsi, regredì allo stato di palude. Nel 1664, le rispettive delegazioni tornarono a confrontarsi per ovviare alle continue esondazioni del torrente Astrone che era stato più volte deviato dall’alveo originario per assecondare ora i toscani, ora i papalini.


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La convinzione che le acque delle Chiane potessero contribuire alle esondazioni di Tevere e Arno portarono i due Governi ad agire arbitrariamente ai danni del confinante con la costruzione di ripari e la deviazioni strategica dei torrenti. Lo Stato Pontificio eresse numerosi sbarramenti di protezione - le vestigia del Bastione di Clemente e quelle del Campo alla Volta sono ancora individuabili sul territorio - e i toscani deviarono il Torrente Astrone nel tentativo di evitarli.


Il Settecento
Nel Settecento si matura finalmente l’idea che è impossibile prescindere dalla concertazione con lo Stato confinante e che è opportuno affrontare il “problema Val di Chiana” al di là di ogni particolarismo, proprio come, già nel Cinquecento, aveva sapientemente suggerito Leonardo Da Vinci.
Nel 1718, il Senatore Ginori del Granducato di Toscana e il Commissario Apostolico Monsignor Riviera pianificarono la divisione della Chiana Toscana dalla Chiana Romana con la realizzazione di uno spartiacque artificiale posto a Sud del Chiaro di Chiusi e la realizzazione di due regolatori in muratura al Passo della Querce, in territorio toscano, e al Bastione del Campo alla Volta, nel dominio pontificio.


*Foto rilasciata su concessione del Ministero dei Beni e Attività Culturali, A.S.R. 10/2007.
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Il progetto fu abbandonato per essere ripreso pochi anni dopo con la costruzione del Callone di Valiano (1723) che permise l’abbassamento del livello delle acque al Campo alla Volta e persuase il Governo Pontificio dell’opportunità di realizzare analogo intervento. Nel 1727 il Callone Pontificio del Campo alla Volta, progettato dall’Ingegnere Egidio Maria Bordoni, prese a funzionare, spianando la strada allo storico Concordato del 1780.

Il Callone Pontificio del Campo alla Volta
Il termine callone indica un regolatore in muratura munito di cataratte per il passaggio controllato delle acque. Il regolatore, progettato da Egidio Maria Bordoni con la collaborazione di Antonio Felice Facci, fu la prima opera seguita in amministrazione diretta dallo Stato Pontificio nelle Chiane. La costruzione, a due luci con quattro cataratte, funzionò dal 1727 fino al 1786 quando fu abbassata la platea e furono tolte le paratoie. Nel 1786 fu abbellito da una iscrizione commemorativa e, nel 1795, da una nuova, bellissima lapide celebrante la vittoria dell’uomo sulla palude firmata da Andrea Vici, Architetto della Sacra Congregazione delle Acque.

Il Concordato del 1780
Il 26 agosto del 1780 fu firmato a S. Agostino in Città della Pieve il Concordato per la Bonificazione delle Chiane nei territori di Chiusi e Città della Pieve. Punto centrale del trattato fu l’erezione di un argine divisorio - posto poco a Nord della stazione ferroviaria di Chiusi - che ancora funge da linea di displuvio tra i due bacini imbriferi. Il Grotton Grosso, così viene indicato localmente, pose fine alle incertezze del fiume e permise la separazione stabile della Chiana Toscana dalla Chiana Romana che fu bonificata per essiccazione con l’escavazione di un collettore artificiale denominato Chianetta.
Al concordato fece seguito l’istituzione di una Pontificia Prefettura delle Acque preposta al controllo delle acque in Val di Chiana Romana e Val di Tresa.

La Pontificia Prefettura delle Acque
Nel 1587 fu istituita la Sacra Congregazione delle Acque cui fu affidata la soprintendenza delle acque del territorio pontificio. Le continue urgenze locali richiesero la presenza di una delegazione permanente a Città della Pieve, trasformata, agli inizi del XVII secolo, in un una Congregazione speciale per le Chiane. Attraverso la Congregazione passarono i concordati con lo Stato toscano e la definizione dell’idrografia della zona. I delegati curarono da vicino la quotidiana gestione del territorio e contribuirono a sfatare le errate convinzioni sulla pericolosità delle acque delle Chiane che tanto avevano nuociuto alla salute di questo territorio e, trattato dopo trattato, perizia dopo perizia, guidarono i vertici pontifici verso il Concordato.
Il primo luglio del 1786, a bonifica quasi ultimata, Papa Pio V istituì la Pontificia Prefettura delle Acque di Città della Pieve con competenze sulla Val di Chiana e Val di Tresa.
Nel 1833, la Pontificia Prefettura delle Acque fu sciolta e trasformata nel Consorzio Idraulico di Città della Pieve trasformatosi, in seguito a vicissitudini che andarono ad intrecciarsi con gli eventi bellici del secondo conflitto mondiale, nell’attuale Consorzio per la Bonifica della Val di Chiana Romana e Val di Paglia con sede a Chiusi.


Il 26 agosto del 1780 fu firmato a S. Agostino in Città della Pieve il Concordato per la Bonificazione delle Chiane nei territori di Chiusi e Città della Pieve. Punto centrale del trattato fu l’erezione di un argine divisorio - posto poco a Nord della stazione ferroviaria di Chiusi - che ancora funge da linea di displuvio tra i due bacini imbriferi. Il Grotton Grosso, così viene indicato localmente, pose fine alle incertezze del fiume e permise la separazione stabile della Chiana Toscana dalla Chiana Romana che fu bonificata per essiccazione con l’escavazione di un collettore artificiale denominato Chianetta.
Al concordato fece seguito l’istituzione di una Pontificia Prefettura delle Acque preposta al controllo delle acque in Val di Chiana Romana e Val di Tresa.

La Pontificia Prefettura delle Acque
Nel 1587 fu istituita la Sacra Congregazione delle Acque cui fu affidata la soprintendenza delle acque del territorio pontificio. Le continue urgenze locali richiesero la presenza di una delegazione permanente a Città della Pieve, trasformata, agli inizi del XVII secolo, in un una Congregazione speciale per le Chiane. Attraverso la Congregazione passarono i concordati con lo Stato toscano e la definizione dell’idrografia della zona. I delegati curarono da vicino la quotidiana gestione del territorio e contribuirono a sfatare le errate convinzioni sulla pericolosità delle acque delle Chiane che tanto avevano nuociuto alla salute di questo territorio e, trattato dopo trattato, perizia dopo perizia, guidarono i vertici pontifici verso il Concordato.
Il primo luglio del 1786, a bonifica quasi ultimata, Papa Pio V istituì la Pontificia Prefettura delle Acque di Città della Pieve con competenze sulla Val di Chiana e Val di Tresa.
Nel 1833, la Pontificia Prefettura delle Acque fu sciolta e trasformata nel Consorzio Idraulico di Città della Pieve trasformatosi, in seguito a vicissitudini che andarono ad intrecciarsi con gli eventi bellici del secondo conflitto mondiale, nell’attuale Consorzio per la Bonifica della Val di Chiana Romana e Val di Paglia con sede a Chiusi.

Il concordato del 1820
Sotto la gestione della Prefettura fu firmato il Concordato del 1820 che colmò le lacune del trattato del 1780 con disposizioni generali per la bonifica definitiva della zona di confine. La convenzione prevedeva la bonifica del piano della Biffa e delle Bozze Chiusine e fu concertata dagli Ingegneri Granducali Federico Capei e Alessandro Manetti con i colleghi papalini Girolamo Scaccia e Clemente Folchi.
Il progetto consisteva nel dividere le acque chiare da quelle torbide evitando l’accesso dei torrenti e dei fossi discendenti dalle colline nei canali di scolo delle pianure.

Le testimonianze

La Torre di Buterone
Edificata molto probabilmente nella seconda metà del XV secolo come mulino a grano (il toponimo pare infatti derivare dal greco buterés = che produce pascolo estivo), fu trasformata in regolatore con la Convenzione del 1607 e adattata a fortilizio durante la Guerra Barberina. Nel 1675, Clemente X ne ordinò la ristrutturazione per adibirla a posto di dogana, dandogli la fisionomia che ancora oggi conserva.
Da rimarcare l’importanza dell’attiguo ponte, raffigurato nella cartografia storica come uno degli attraversamenti più importanti della Val di Chiana meridionale. Diverso il caso della cosiddetta Torre dei Ladri, di cui manca qualsiasi attestazione sul territorio ma che sappiamo essere stata un importante presidio a guardia della valle, a poche centinaia di metri a Sud di Buterone.


*Foto rilasciata su concessione del Ministero dei Beni e Attività Culturali, A.S.R. 10/2007.
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Il Muro Grosso
Testimonianze non referenziabili lo vogliono commissionato nel 65 d.C. dall’Imperatore Nerone per proteggere Roma dalle piene del Tevere ma è più verosimile ipotizzare che fosse stato realizzato per agevolare la navigazione sul Clanis, possibile grazie all’ausilio di pescaie e muraglioni come indica Plinio e suggerisce Fossombroni. Nel 1598, in seguito all’inondazione di Roma, Papa Clemente VIII ne ordinò il restauro, fu rialzato sul piano di campagna e rinforzato fino ad assumere le dimensioni di un muraglione lungo quasi cento metri, largo sei e alto quasi cinque metri. Riadattato a ponte dagli Orvietani, nel 1937 è stato sostituito con una struttura in cemento armato. Distrutto durante la Guerra, fu ricostruito nel 1948 e ampliato nel 1988.


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La Biffa
Terra di bonifica ma anche di confine la Val di Chiana, al centro di continue contese per la definizione dei limiti amministrativi disegnati dall’uomo ed obliterati dall’avanzare e dal ritirarsi della palude. Individuati in maniera sommaria e fissati con l’ausilio di alberi, fossati e biffe, termine di derivazione longobarda (wiffa = fastello di paglia) usato per indicare pali in legno con cartelli in lamiera di ferro, andarono lentamente assumendo la forma di solidi cippi in travertino fissati in punti determinati grazie a precise misure angolari.


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La costituzione del Consorzio

Nel 1928, a causa dell'interrimento di un collettore principale (Chianetta) che non consentiva più lo scolo ad una zona adiacente l'argine di separazione, due agricoltori della zona particolarmente interessati, l'Ing. Guido Bonci Casuccini ed il Dott. Giovanni Mori, avviarono la richiesta presso il Ministero dei Lavori Pubblici per ottenere il concorso dello Stato nelle spese per le opere di sollevamento atte a risanare la zona.

La Torre di Buterone
Edificata molto probabilmente nella seconda metà del XV secolo come mulino a grano (il toponimo pare infatti derivare dal greco buterés = che produce pascolo estivo), fu trasformata in regolatore con la Convenzione del 1607 e adattata a fortilizio durante la Guerra Barberina. Nel 1675, Clemente X ne ordinò la ristrutturazione per adibirla a posto di dogana, dandogli la fisionomia che ancora oggi conserva.
Da rimarcare l’importanza dell’attiguo ponte, raffigurato nella cartografia storica come uno degli attraversamenti più importanti della Val di Chiana meridionale. Diverso il caso della cosiddetta Torre dei Ladri, di cui manca qualsiasi attestazione sul territorio ma che sappiamo essere stata un importante presidio a guardia della valle, a poche centinaia di metri a Sud di Buterone.


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Il Muro Grosso
Testimonianze non referenziabili lo vogliono commissionato nel 65 d.C. dall’Imperatore Nerone per proteggere Roma dalle piene del Tevere ma è più verosimile ipotizzare che fosse stato realizzato per agevolare la navigazione sul Clanis, possibile grazie all’ausilio di pescaie e muraglioni come indica Plinio e suggerisce Fossombroni. Nel 1598, in seguito all’inondazione di Roma, Papa Clemente VIII ne ordinò il restauro, fu rialzato sul piano di campagna e rinforzato fino ad assumere le dimensioni di un muraglione lungo quasi cento metri, largo sei e alto quasi cinque metri. Riadattato a ponte dagli Orvietani, nel 1937 è stato sostituito con una struttura in cemento armato. Distrutto durante la Guerra, fu ricostruito nel 1948 e ampliato nel 1988.


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La Biffa
Terra di bonifica ma anche di confine la Val di Chiana, al centro di continue contese per la definizione dei limiti amministrativi disegnati dall’uomo ed obliterati dall’avanzare e dal ritirarsi della palude. Individuati in maniera sommaria e fissati con l’ausilio di alberi, fossati e biffe, termine di derivazione longobarda (wiffa = fastello di paglia) usato per indicare pali in legno con cartelli in lamiera di ferro, andarono lentamente assumendo la forma di solidi cippi in travertino fissati in punti determinati grazie a precise misure angolari.


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La costituzione del Consorzio

Nel 1928, a causa dell'interrimento di un collettore principale (Chianetta) che non consentiva più lo scolo ad una zona adiacente l'argine di separazione, due agricoltori della zona particolarmente interessati, l'Ing. Guido Bonci Casuccini ed il Dott. Giovanni Mori, avviarono la richiesta presso il Ministero dei Lavori Pubblici per ottenere il concorso dello Stato nelle spese per le opere di sollevamento atte a risanare la zona.